Un documento tante storie. I catasti antichi di Tagliacozzo raccontano.

Nel corso delle ricerche e degli studi preparatori alla mostra che oggi si espone, la ripetuta lettura dei catasti, apparentemente simili, in realtà estremamente complessi e diversificati nella loro struttura, ci ha consentito di superare la difficoltà di dover presentare più volumi senza cadere in una ripetitiva e asettica descrizione archivistica, aprendo un mondo inaspettato e appassionante fatto di tante storie.
“L’Apprezzo, ò catasto dell’Università altro non è, che un libro, nel quale si scrivono tutte le persone, e beni de’ particolari, e si apprezza il valore, e rendite di essi, affinchè secondo piu, ò meno possiede, così prò rata contribuisca alli pesi Universali.
Catasto deriva da Catasta, che nel Vocabulario della Crusca si dice, che sia unione ò massa di legne:
Onde diciamo comperò da lui sei cataste di legna da ardere. Sicome di più legne se ne forma una catasta, una massa, così dell’entrade delle gravezze, e pesi se ne forma un libro un catasto nel quale si possa distribuire a ciascuno tanta gravezza quanto sopporta la facoltà de’ suoi beni accatastati, ed apprezzati, & industria, e fatiche delle persone.
E potrebbe dirsi, che deriva anche dalli ceppi ne’ quali si catenano li piedi de’ carcerati, che in latino si chiama catasta secondo Ambrosio Calepino: perche in detto libro di catasto resta il Cittadino inceppato, ed obbligato a pagare juxsta catastum, juxsta librum aestimi per aes, e libram” .Così Leonardo Riccio descrive la storia etimologica del termine nel volume di Lorenzo Cirvillini dal titolo “Direzione o vero guida dell’Università per la sua retta amministrazione...”. Il catasto è tuttavia strumento puramente fiscale conosciuto da tutti per la sua funzione amministrativa e consultato per fini economici, ma è anche fonte documentaria che parla dei beni e delle “fatiche” degli uomini raccontandone la storia.
Le pagine descrivono il tessuto urbano, l’aspetto culturale, l’economia cittadina e quella rurale, lo status sociale e l’organizzazione familiare, consentendo di ricostruire le condizioni di vita del ducato di Tagliacozzo dominato e subordinato al potere feudale dei Colonna dalla metà del sedicesimo a tutto il diciottesimo secolo.
Valutando le notizie fornite dai Catastari abbiamo costruito il percorso della mostra, effettuando una selezione di pagine che evidenziano di volta in volta diversi aspetti della realtà trattata.
Seguendo il percorso tracciato da un purtroppo sconosciuto catastaro del 1575 abbiamo “camminato” per le vie dell’antico borgo di Tagliacozzo al di quà e al di là del fiume; attraversando le piazze e addentrandoci nei vicoli abbiamo “osservato” lo stile architettonico delle case e “curiosato” nelle botteghe. E’ stato possibile anche “raffigurare” personaggi dell’epoca grazie alla descrizione iconografica che accompagna spesso l’iniziale del nome della persona censita (pann. 1 e 1 bis).
Da Francesco Cocco, redattore del catasto del 1635, apprendiamo il notevole incremento del ceto nobile a Tagliacozzo. Sono questi gli anni in cui nuovi ricchi acquistano titoli nobiliari con i relativi privilegi; il catastaro annota nel repertorio i titoli e rappresenta graficamente i casati con stemmi che sovrastano i nomi dei gentiluomini (pann. 2 e 2 bis).
Uscendo dalla città di Tagliacozzo ci si apre un panorama molto vario: monti, valli, colli e pianori, ogni possedimento, con le proprie peculiarità, offre agli abitanti dei numerosi borghi rurali di che vivere.
Il catastaro, infatti, nel descrivere le tipologie dei terreni e la loro misurazione in coppe, canne e palmi, attesta la presenza delle medesime colture in tutte le proprietà, facendoci così intendere come ogni famiglia cerchi di conseguire l’autosufficienza per le necessità alimentari e non solo della vita quotidiana. Gli orti, spesso contigui alle case, i prati necessari per il pascolo degli animali allevati, gli appezzamenti di terreni seminativi, gli alberi di castagne e di noci, sono presenti in quasi tutte le proprietà censite, così come quasi tutti posseggono una parte di selva per il legname e un campo coltivato a canapa (pann. 3, 4, 5 e 6).
A partire dal 1745 i catastari ci introducono negli ambienti domestici, fornendo informazioni preziose ai fini degli studi demografici in un’epoca in cui lo Stato civile non è ancora istituito, e consentendoci di conoscere le diverse strutture familiari, spesso formate da più nuclei, condizionate dalla necessità di condividere gli spazi abitativi per unire le proprie entrate e ridurre la tassa del testatico.
Un’altra grande innovazione di cui l’estensore del catasto onciario deve tener conto è la tassa sull’industria, diversificata nella valutazione, che ci porta a conoscenza dei diversi mestieri e attività in uso elencati, come esempio, nel pannello che “illustra” la Tagliacozzo del 1750 (pann. 7, 8, 9 e 10).