L'anomalia del sentimento

26/10/2013

Pescosansonesco (Pe) - Convento di Santa Maria in Coll'Angioli località Villa delle Grazie


L’Ospedale di Sant’Antonio abate di Teramo, destinato a ricovero di poveri e di ammalati, viene istituito agli inizi del quattordicesimo secolo per iniziativa di Bartolomeo Zalfone su licenza del vescovo Nicola degli Arcioni. Nel ‘600, in base a quanto stabilito da uno specifico lascito, l’ospedale accoglie “nel nome di Sant’Antonio” un determinato numero di projetti  procurando, in alcuni casi, l’affidamento a famiglie del posto. La cura dei bambini abbandonati diventa una delle attività principali dell’ospedale, che in un documento del 1803 è denominato “Ospedale di San’Antonio abbate e casa de Projetti”

Agli inizi dell’Ottocento l’Ospedale di Sant’Antonio, diventato Ospedale civile per effetto della riorganizzazione del sistema della pubblica beneficenza attuata nel decennio francese, versa in uno stato di grave abbandono. Lo zelo dell’Intendente della provincia, le premure del Capitolo,la generosità dei cittadini concorrono alla sua risistemazione. A seguito dell’unificazione nazionale italiana, al pari di tutti gli altri istituti di beneficenza del Regno, passa sotto l’amministrazione della Congregazione di carità, ente istituito dalla legge 753 del 3 agosto 1862, conservando le stesse finalità. Nel 1870 la Congregazione stabilisce di istituire un Asilo di mendicità destinandogli spazi e locali che, a distanza di qualche decennio, ospiteranno il Manicomio. Nel 1878 il complesso di Sant’Antonio è costituito dall’Ospedale civile, dall’Ospedale militare, dal Sifilicomio, dal Brefotrofio, dall’Asilo infantile, dall’ Asilo di mendicità e da un laboratorio di tessitrici.

Dai primi mesi del 1880 i verbali delle delibere della Congregazione di carità, sotto la presidenza di Berardo Costantini, attestano la presenza nell’Ospizio di pazienti affetti da disturbi mentali cronici. Il 29 giugno 1880 viene accolta la richiesta fatta pervenire dal direttore del Manicomio di Macerata di ospitare dieci “pazzi cronici”. Alla fine del 1881 la sezione dell’Ospedale adibita a Manicomio è costituita da una camerata per gli uomini ed una per le donne, una gradinata scoperta, un corridoio, una carbonaia e una camera di custodia; dispone di circa 100 posti, vi sono ricoverati “una diecina di mentecatti” affidati alle cure di due infermieri “capaci di governare siffatta specie di malati” e di un’infermiera provvisoria. Dall’82 all’83 si assiste ad un incremento giornaliero di malati psichiatrici e al conseguente adattamento degli spazi. Nel 1893 l’Istituto manicomiale viene regolamentato.

A seguito della legge del 14 febbraio 1904 il Manicomio teramano deve attuare al più presto i necessari miglioramenti; sarà il direttore sanitario dottor Roscioli ad avviare quel processo di riorganizzazione che renderà l’Istituto rispondente ai dettami normativi e ai postulati della psichiatria moderna. Le iniziative tese a fare del Manicomio di Teramo una struttura al passo coi tempi vengono purtroppo penalizzate dal perdurare della carenza di spazi adeguati. Nel 1909 l’adozione dell’innovativo metodo del no-reistrant basato sull’abolizione dei mezzi di contenzione, viene definita dallo stesso Roscioli coraggiosa perché attuata in ambienti che altro non sono che “…vecchie abitazioni più o meno adattate”.

Nel 1917 viene nominato direttore Guido Garbini che, nei due anni di permanenza nell’istituto teramano, perfeziona l’organizzazione della struttura e la definizione del sistema terapeutico e assistenziale, ritenendo che nel Manicomio l’aspetto sociale ed umanitario debba prevalere sul concetto di ricovero e sicurezza.

Nel mese di dicembre 1923 assume la direzione l’insigne medico Marco Levi Bianchini. Il Manicomio teramano risente subito del suo fervore professionale, sia dal punto di vista dei servizi che per quanto concerne l’aspetto terapeutico. Grazie a Levi Bianchini nel giugno del 1925 nascerà a Teramo la prima Società psicoanalitica italiana e a febbraio del 1928 verrà istituito il Dispensario d’igiene mentale, due realtà che costituiranno un punto di riferimento a livello nazionale nel campo della scienza psichiatrica.

Perché L’anomalia del sentimento?

Convegno sul Beato Nunzio Sulprizio