Pasquale Galliano Magno - Una vita per la libertà, la legalità, la giustizia sociale

Pasquale Galliano Magno nasce a Orsogna (CH) il 25 febbraio 1896 da Eugenio Magno, notaio, e da Maria Felice Eliseo - detta “Felicetta” - casalinga. Dopo essersi diplomato, nell’anno scolastico 1914-1915, presso il Regio liceo ginnasio “G.B.Vico” di Chieti (evento giocosamente ricordato con la poesia Ave Liceo), si iscrive all’Università di Macerata (vi conseguirà la laurea in Giurisprudenza il 26 novembre 1921). Animato da fervido amor patrio, è favorevole alla partecipazione dell’Italia alla guerra libica e alla grande guerra. Esentato dal servizio militare per problemi di vista, durante il conflitto sostiene la Croce rossa. Il 18 novembre a Orsogna, il 20 a Chieti, partecipa alle manifestazioni per la vittoria, acclamando il concittadino Raffaele Paolucci.

Frequentando l’entourage dello zio Giuseppe Magno, notaio e segretario particolare di Francesco Saverio Nitti - nei primi anni del ‘900 più volte ministro e anche capo del governo - ne assimila idee liberalriformiste. Nella temperie del primo dopoguerra matura un orientamento politico sensibile ai problemi sociali. Tale orientamento è rafforzato dalla costituzione, il 6 luglio 1919, da parte del prof. Guido Torrese, della prima Camera del lavoro in provincia, e soprattutto dall’incontro col giovane deputato Giacomo Matteotti, avvenuto a Chieti nel 1920, durante la celebrazione del Primo maggio. Si iscrive al Partito socialista, costituisce una sezione del partito a Orsogna e partecipa attivamente alla vita politica. Nelle elezioni amministrative del 1920 guida i compagni alla conquista del suo Comune ed è eletto sindaco. Rimane fedele al partito anche durante il Ventennio mussoliniano. Gli squadristi con ripetute violenze e le autorità con straordinarie misure di vigilanza tentano di fiaccarne l’impegno nella difesa della libertà e della giustizia sociale, ma egli mantiene sempre la schiena dritta e non abiura le sue idee. Il 2 giugno 1924 denuncia i brogli e le violenze commessi dai fascisti a Orsogna durante le elezioni amministrative gestite da Raffaele Paolucci, divenuto suo acerrimo avversario politico. È costretto al bando dalla sua terra e a trasferirsi a Chieti, ove esercita la professione di avvocato.
Dopo l’assassinio di Matteotti guida in provincia l’estrema opposizione al nascente regime mussoliniano. Nel marzo del 1926 Titta Velia Matteotti, nel processo agli assassini del marito, affida al “matteottiano” Magno la difesa dei legittimi interessi della famiglia. Le autorità fasciste rafforzano la vigilanza sul “sovversivo” iscrivendolo nel giugno 1927 nel Casellario politico centrale, da cui sarà radiato solo nel dicembre 1938. Il 9 luglio 1927 contrae matrimonio in Pretoro con Luisa D’Angelo, da cui nascono due figli, Valeria nel 1928 e Carlo Eugenio nel 1931. 
A dicembre del 1936 si trasferisce con la famiglia a Pescara. Nel dopoguerra svolge numerosi incarichi politici e amministrativi: è presidente del Comitato provinciale di liberazione nazionale, viceprefetto politico della Provincia di Pescara, componente della Commissione provinciale di epurazione per l’ordine degli avvocati e procuratori, consigliere del Comune di Pescara, presidente dell’Ospedale civile, commissario governativo per la gestione straordinaria delle Ferrovie elettriche abruzzesi, presidente del Consorzio per l’acquedotto della Val di Foro. È anche amministratore dei beni di Giacomo Acerbo.
Minato nel fisico (negli ultimi tempi è costretto sulla sedia a rotelle per problemi di deambulazione), muore a Pescara il 9 settembre 1974, ben presto dimenticato dalla classe dirigente della sua regione e perfino dai suoi concittadini.